L'ENANTIO: UN VERO AUTOCTONO!

Si scrive Enantio ma si legge alla latina Enanzio, vitigno importante e storico, ha forti legami filogenetici con le viti selvatiche trovate nei boschi della valle.

Alla fine dell'800 inizio 900 con l'arrivo della fillossera che distrusse gran parte della viticoltura europea, l'Enantio resistette a tale parassita continuando la sua vita produttiva.

Citato dallo storico romano Plinio nel I° secolo D.C. che scriveva: Labrusca hoc est vitis silvestris quod vocatur oenantium, una vite selvatica chiamata Enantio.

Una vite rustica e longeva, in azienda è rimasto un vigneto con vecchie vigne, alcune hanno 70 - 80 anni impiantate da mio nonno Vito, tutte con ceppi a piede franco cioè non innestate, che ho deciso di recuperare credendo nella potenzialità della vigna e del vino che si può ottenere e al fatto di essere un pezzo di storia della zona e della mia famiglia.

Molto coltivato fino agli anni 70 ma poco conosciuto perchè commercializzato come vino della Valdadige rosso, da qualche anno ho cercato di produrre uve con caratteristiche ben precise per un vino da ricordare, sono vecchie vigne ma resistenti a malattie e parassiti più delle altre , quindi limito i trattamenti antiparassitari ed intervengo manualmente per un buon controllo della vegetazione che ne facilita l'ottimale maturazione dell'uva.

La vendemmia è tardiva ,anche a fine ottobre, una parte si pone a mano in cassette per un breve appassimento fino a dicembre.

Finita la fermentazione dopo la decantazione naturale, il vino viene messo in bottidi rovere da 550 litri per 1 anno, prosegue l'affinamento in bottiglia per 8- 10 mesi.

Ha un colore rosso rubino intenso, il profumo delicato di frutti di bosco, speziato i tannini morbidi dalla buona beva.